Il gruppo “Vedette Insonni” prende il suo nome da un fatto storico accaduto nella notte del 23 maggio 1915, giorno in cui l'Italia entrò in guerra.
La mobilitazione di tutte le forze della penisola italiana era in atto già dal 22 maggio, ma chi era già sul fronte austro-italiano, si trovò a saltare del tutto la fase stessa della mobilitazione.
Tra coloro che vennero coinvolti in questa situazione vi erano, nei pressi di un ponte di legno di Brazzano sul fiume Judrio (che all'epoca segnava il confine con l'Austria), la notte tra il 23 ed il 24 maggio 1915, due finanzieri: uno trevigiano, Pietro Dall'Acqua, e l'altro nuorese, Costantino Carta; essi avevano il compito sia di vegliare il ponte ed impedire che la struttura fosse sabotata dagli incursori nemici ancor prima dell'inizio delle ostilità, inoltre avevano il delicato compito di verificare consistenza ed organizzazione del nemico dall'altro lato del fiume malgrado l'inizio delle ostilità non doveva verificarsi prima della mezzanotte del 23 maggio 1915, e quindi gli ordini erano che fino a quell'ora non si dovesse sparare alcun colpo se non per difesa.
Verso le 22:40 del 23, i due finanzieri sentirono dei rumori provenire dall'altra sponda del corso d'acqua e si accorsero che un gruppo di austriaci stava tentando di minare il ponte.
Senza esitare le due Fiamme Gialle aprirono il fuoco sugli avversari; ne seguì uno scambio di colpi tra le due parti che se ufficialmente non portò dei caduti, portò comunque al ferimento di un sottufficiale austriaco il quale ricorse alle cure di un medico condotto di Cormons.
La mattina dopo la sparatoria sul ponte furono rinvenuti gli attrezzi con cui i soldati austriaci stavano tentando di minare il ponte.
La decisione di Dell'Acqua e Carta permise ai reparti della brigata Re dell'undicesima divisione di fanteria di attraversare lo Judrio evitando uno duro guado.
L'atto di coraggio guadagnò ai due finanzieri una medaglia di bronzo al valor militare, e ancora oggi, nel centro del paese, un monumento ricorda il luogo in cui risuonarono i primi colpi della Grande Guerra.
Sul monumento è posta un epigrafe che recita:
«Il primo colpo di fucile della Grande guerra fu esploso da questo luogo la notte del XXIII maggio MCMXV il nemico mosso alla ruina del ponte scorsero colpirono fugarono due guardie di finanza vedette insonni del confine le più avanzate e le più sole sempre perché questo è il comando il giuramento il premio».
La Regia Guardia di finanza, partecipò alle operazioni della grande guerra con diciotto battaglioni ed altri reparti minori mobilitati, impiegati come unità di fanteria sul fronte trentino, in Carnia, sull'Isonzo e sul Carso.
Distaccamenti speciali di sciatori si distinsero sull'Ortles e sulla Marmolada, unità navali operarono sul Lago di Garda, ed i reparti litoranei concorsero alla difesa costiera.
Tre battaglioni parteciparono alla resistenza sul Piave e poi alla vittoriosa "Battaglia del solstizio" del giugno 1918, meritando alla Bandiera del Corpo la prima ricompensa al Valor Militare.
Altri tre operarono con il corpo di spedizione in Albania.
Dopo la fine delle ostilità, la RGdF, oltre a provvedere alla vigilanza lungo la linea di armistizio ed all'organizzazione del servizio d'istituto nelle nuove province annesse, inviò reparti in Dalmazia, in Albania ed in Anatolia.
Due compagnie furono autorizzate a permanere a Fiume occupata dai volontari di D'Annunzio, uniche unità regolari incaricate della protezione della popolazione civile e del controllo dell'area portuale.
Su un totale di circa 12.000 mobilitati (la metà dell'organico del Corpo) si contarono 2.392 caduti, 500 mutilati ed invalidi e 2600 feriti.
La mobilitazione di tutte le forze della penisola italiana era in atto già dal 22 maggio, ma chi era già sul fronte austro-italiano, si trovò a saltare del tutto la fase stessa della mobilitazione.
Tra coloro che vennero coinvolti in questa situazione vi erano, nei pressi di un ponte di legno di Brazzano sul fiume Judrio (che all'epoca segnava il confine con l'Austria), la notte tra il 23 ed il 24 maggio 1915, due finanzieri: uno trevigiano, Pietro Dall'Acqua, e l'altro nuorese, Costantino Carta; essi avevano il compito sia di vegliare il ponte ed impedire che la struttura fosse sabotata dagli incursori nemici ancor prima dell'inizio delle ostilità, inoltre avevano il delicato compito di verificare consistenza ed organizzazione del nemico dall'altro lato del fiume malgrado l'inizio delle ostilità non doveva verificarsi prima della mezzanotte del 23 maggio 1915, e quindi gli ordini erano che fino a quell'ora non si dovesse sparare alcun colpo se non per difesa.
Verso le 22:40 del 23, i due finanzieri sentirono dei rumori provenire dall'altra sponda del corso d'acqua e si accorsero che un gruppo di austriaci stava tentando di minare il ponte.
Senza esitare le due Fiamme Gialle aprirono il fuoco sugli avversari; ne seguì uno scambio di colpi tra le due parti che se ufficialmente non portò dei caduti, portò comunque al ferimento di un sottufficiale austriaco il quale ricorse alle cure di un medico condotto di Cormons.
La mattina dopo la sparatoria sul ponte furono rinvenuti gli attrezzi con cui i soldati austriaci stavano tentando di minare il ponte.
La decisione di Dell'Acqua e Carta permise ai reparti della brigata Re dell'undicesima divisione di fanteria di attraversare lo Judrio evitando uno duro guado.
L'atto di coraggio guadagnò ai due finanzieri una medaglia di bronzo al valor militare, e ancora oggi, nel centro del paese, un monumento ricorda il luogo in cui risuonarono i primi colpi della Grande Guerra.
Sul monumento è posta un epigrafe che recita:
«Il primo colpo di fucile della Grande guerra fu esploso da questo luogo la notte del XXIII maggio MCMXV il nemico mosso alla ruina del ponte scorsero colpirono fugarono due guardie di finanza vedette insonni del confine le più avanzate e le più sole sempre perché questo è il comando il giuramento il premio».
La Regia Guardia di finanza, partecipò alle operazioni della grande guerra con diciotto battaglioni ed altri reparti minori mobilitati, impiegati come unità di fanteria sul fronte trentino, in Carnia, sull'Isonzo e sul Carso.
Distaccamenti speciali di sciatori si distinsero sull'Ortles e sulla Marmolada, unità navali operarono sul Lago di Garda, ed i reparti litoranei concorsero alla difesa costiera.
Tre battaglioni parteciparono alla resistenza sul Piave e poi alla vittoriosa "Battaglia del solstizio" del giugno 1918, meritando alla Bandiera del Corpo la prima ricompensa al Valor Militare.
Altri tre operarono con il corpo di spedizione in Albania.
Dopo la fine delle ostilità, la RGdF, oltre a provvedere alla vigilanza lungo la linea di armistizio ed all'organizzazione del servizio d'istituto nelle nuove province annesse, inviò reparti in Dalmazia, in Albania ed in Anatolia.
Due compagnie furono autorizzate a permanere a Fiume occupata dai volontari di D'Annunzio, uniche unità regolari incaricate della protezione della popolazione civile e del controllo dell'area portuale.
Su un totale di circa 12.000 mobilitati (la metà dell'organico del Corpo) si contarono 2.392 caduti, 500 mutilati ed invalidi e 2600 feriti.
